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martedì 21 giugno 2011

Ministero della furbizia

Mentre il paese sta vivendo la più grossa crisi economica degl ultimi due anni e l'uragano Grecia sembra minacciare sempre più la nostra stabilità, loro cosa fanno? Qual è la loro preoccupazione? Su cosa si infervora il dibattito politico? Sui ministeri.
Già, i ministeri che la Lega vuole senza alcuna discussione al Nord.
Berlusconi, che ne aveva promesso 4 prima delle elezioni che hanno sancito la perdita di Milano, ora fa orecchie da mercante alle insistenti pressioni della Lega. Da buon mercante cerca di contrattarne il numero passando da 4 a 2 e poi afferma che si tratteranno di dipartimenti o uffici di rappresentanza.
Credo, o almeno spero che come me anche tutti i miei concittadini, si chiedano quale vantaggio ne trarrebbe il paese da tale scelta e cosa cambierebbe nell'economia.
Si sa, trasferire un ministero non è come fare un trasloco di casa e penso che nemmeno i costi siano gli stessi.
Pensiamo alle innumerevoli trasferte che i ministri dei rispettivi ministeri trasferiti dovranno fare a spese nostre per barcamenarsi tra la sede governativa a Roma e la propria sede di ministero a Milano. Poverini sicuramente saranno ancora più stressati e noi ci teniamo alla salute dei nostri rappresentanti.
Per la cronaca, il Sole24Ore ha calcolato che lo spostamento al Nord dei quattro ministeri indicati in un primo momento da Bossi (Lavoro, Semplificazione, Riforme e Economia) costerà oltre 2,5 mld l'anno, poco meno se i ministeri fossero tre come rilanciato ieri da Pontida o se fossero soltanto ministeri senza portafoglio.
Ecco perchè amo i capricci della politica.

mercoledì 15 giugno 2011

Furbo flaccido


Quorum Furbum

Dopo il risultato delle elezioni amministrative che hanno portato un ex-magistrato al comune di Napoli ed un ex-comunista come primo cittadino di Milano, il Cavaliere incassa un'altra batosta. Mentre a Villa Madama parla al leader israeliano Netanyahu di bunga bunga dell'800 con lui e Apicella ritratti nell'affresco di Andrea Appiani che rappresenta il Parnaso, il Belpaese ha dato l'ultimo chiaro segno di insofferenza verso questo governo e verso i suoi giochi di equilibrio.
Si dice no al nucleare che già più di 20 anni ci aveva mostrato paurosamente il suo potenziale di distruzione e che recentemente in Giappone ha confermato l'incontrollabilità di questa fonte energetica, senza parlare della questione scorie.
Si dice no a chi vuole fare dell'acqua pubblica una forma di lucro e speculare su un bene primario per la vita.
Si dice no a quella legge che cercava di far sottrarre alla legge il Cavaliere e per la quale ci si era tanto impegnati a rendere "invisibile" il referendum.
Si dice no infine a tutto un modo di fare politica che esclude il cittadino dalle decisioni importanti e lo si dice attraverso la forma che maggiormente esprime il potere popolare.
Sembra che qualcosa stia cambiando anche qui nel Belpaese dove lo status quo sembra essere il principio di questa classe politica.
Ecco perchè amo il Belpaese.
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